COMIX
“UN MANIPOLO DI EROI”


ARF! Celebra COMIX – Il giornale dei fumetti,
a trent’anni dal Numero 1






1992 — 2022

Un incredibile contenitore di talenti


«Comix» era prima di tutto un atmosfera. Non succede sempre, con le collaborazioni.
Ora che ho superato i trent’anni e viaggio verso i trentuno posso dire per esperienza che è raro un affiatamento simile tra editori e collaboratori, la voglia e la consapevolezza di lavorare insieme a un progetto speciale, in un Paese come l’Italia che relegava e relega, oggi specialmente, il fumetto, anzi la comunicazione disegnata al rango di parente minore della comunicazione scritta. 

Ci sentivamo un manipolo di eroi, anche a distanza dalla sede fisica, lontana, in una Modena che non conoscevo e che imparai ad apprezzare, così paciosa rispetto al casino che era Roma (oggi non ne parliamo neanche, è già molto che sono qua a scrivere senza essere stato attaccato da un gabbiano mannaro). 

Un esempio su tutti per dare l’idea del mood «Comix» di quel tempo: La storia di Natale. Tutti i disegnatori seduti a un grande tavolo circolare, io, Massimo Caviglia, Sivia Ziche, Beppe Mora, Massimo Bonfatti, Totaro, Shuto, il grande Bonvi, Massimo Cavezzali, Cinzia Leone, uno di cui parlo poi… e altri di cui non mi ricordo e me ne scuso. Io e il socio scrivemmo la sceneggiatura, ma solo il susseguirsi dei momenti. Costruzione delle scene e dialoghi erano affidate a ognuno in successione, finivi e passavi il foglio a quello accanto, eccitazione e imprevedibilità! Come avrebbe parlato il protagonista in mano a Bonvi e poi a Bonfatti e poi a Cavezzali? Fino al penultimo che ero io che mi trovai a passare il foglio all’ultimo, cioè… Benito Jacovitti!


— Dall’introduzione di Stefano Disegni








1992 — 2022

Un incredibile contenitore di talenti


«Comix» era prima di tutto un atmosfera. Non succede sempre, con le collaborazioni.
Ora che ho superato i trent’anni e viaggio verso i trentuno posso dire per esperienza che è raro un affiatamento simile tra editori e collaboratori, la voglia e la consapevolezza di lavorare insieme a un progetto speciale, in un Paese come l’Italia che relegava e relega, oggi specialmente, il fumetto, anzi la comunicazione disegnata al rango di parente minore della comunicazione scritta.

Ci sentivamo un manipolo di eroi, anche a distanza dalla sede fisica, lontana, in una Modena che non conoscevo e che imparai ad apprezzare, così paciosa rispetto al casino che era Roma (oggi non ne parliamo neanche, è già molto che sono qua a scrivere senza essere stato attaccato da un gabbiano mannaro).

Un esempio su tutti per dare l’idea del mood «Comix» di quel tempo: La storia di Natale. Tutti i disegnatori seduti a un grande tavolo circolare, io, Massimo Caviglia, Sivia Ziche, Beppe Mora, Massimo Bonfatti, Totaro, Shuto, il grande Bonvi, Massimo Cavezzali, Cinzia Leone, uno di cui parlo poi… e altri di cui non mi ricordo e me ne scuso. Io e il socio scrivemmo la sceneggiatura, ma solo il susseguirsi dei momenti. Costruzione delle scene e dialoghi erano affidate a ognuno in successione, finivi e passavi il foglio a quello accanto, eccitazione e imprevedibilità! Come avrebbe parlato il protagonista in mano a Bonvi e poi a Bonfatti e poi a Cavezzali? Fino al penultimo che ero io che mi trovai a passare il foglio all’ultimo, cioè… Benito Jacovitti!


— Dall’introduzione di Stefano Disegni




In mostra all’Accademia di Belle Arti di Roma  nei giorni 13, 14 e 15 maggio 2022
in occasione di ARF! il Festival del Fumetto





Questa mostra è realizzata in collaborazione con



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