“Tre giorni nel delirio”. Questo, parafrasando una delle principali ispirazioni dell’opera e alludendo ben poco velatamente al fermento delle tre giornate del festival, è il titolo che potremmo dare all’illustrazione che definisce l’immagine della quinta edizione di ARF! firmata dal maestro Giuseppe Palumbo.

Il papà di Ramarro e di Tosca la mosca, autore capace di lasciare il ovunque il suo personalissimo segno, ci regala un cambio di prospettiva in chiave felliniana che reinterpreta i protagonisti dei quattro manifesti precedenti.


L’autore racconta così il suo processo creativo:

«Il primo bozzetto che ho immaginato per questa quinta edizione dell’ARF! di Roma è stata una rielaborazione in chiave pop del Cupido e del Toro che campeggiano sull’entrata dell’Ex Mattatoio.

Ma la perturbante Cappuccetto Rosso disegnata dalla Pichelli per la terza edizione, il suo sguardo in particolare, mi ha subito riportato alla memoria il demone bimba che appare a Toby Dammit, sin da subito, al suo arrivo a Fiumicino, nel film di Fellini inserito in Tre passi nel delirio.
E così la natura diabolica del fumetto ha subito preso corpo davanti a me.

Il fumetto è una brutta bestia (il Toro), oggetto del desiderio (il Cupido), ma è anche e soprattutto un oggetto diabolico (la nuvoletta). Fu su Jumbo, negli anni Trenta del secolo scorso, che apparvero per la prima volta le nuvolette, fino a quel momento ritenute ineleganti e sgradevoli. 

Ma in generale è il fumetto a essere un linguaggio ibrido, difficile da collocare e accettare: l’attuale difficoltà, specie in certi ambienti, a chiamare fumetto quello che niente altro che fumetto è, utilizzando (spesso a sproposito) l’anglicismo più elegante e rassicurante graphic novel, mi riporta non solo a Jumbo, ma anche alle recenti diatribe su “Fumetto d’autore – Fumetto popolare” o “Fumetto e Arte”.

Il fumetto come ogni manifestazione demoniaca, seduce e repelle.
Un doppio vincolo che ci attira e ci avvince, mentre ci fa dire che in fondo è solo intrattenimento (“sono solo canzonette”?), anche quando è fatto da grandi autori. Da queste riflessioni, ecco nascere l’immagine di questo nuovo ARF!

Un Toby Dammit felliniano che osserva turbato le nuvole partorite dal Lupo antropomorfo (altro ibrido) creato da LRNZ per la seconda edizione del festival; un omaggio a Fellini che proprio in quel mediometraggio ci dava una rutilante visione di Roma, anticipatrice del mosaico successivo, “Roma”.

La Ferrari di Toby lo ha portato al cospetto di un altro luogo romano d’elezione, il parco degli Acquedotti, con le sue rovine e i suoi pini a ombrello, celebrato da Pier Paolo Pasolini; Il Cappuccetto Rosso della Pichelli passa di lì a bagnare la scena di rosso inferno. In alto i due personaggi di Gipi, dall’immagine della prima edizione, accolgono la messe di nuvole; in basso, l’ultimo omaggio a chiudere questa carrellata, quello alla Roma delle rovine incisa da Giambattista Piranesi, rovine che sono indizio di un mondo di proporzioni enormi, ancora tutto da raccontare e disegnare.»

— Giuseppe Palumbo, marzo 2019

Giuseppe Palumbo (Matera 1964) ha cominciato a pubblicare a fumetti nel 1986 sulle pagine di riviste come Frigidaire e Cyborg, sulle cui pagine crea il suo personaggio più noto, Ramarro, il primo supereroe masochista. Nel 1992 entra nello staff di Martin Mystère della Sergio Bonelli Editore e nel 2000 in quello di Diabolik della Astorina; per queste due serie popolari disegna numerose storie speciali, tra cui il remake de “Il re del terrore”, numero uno della collana Diabolik.
Ha pubblicato in Giappone, Grecia, Spagna e Francia. Dal 2000 coordina il lavoro dello studio Inventario – Invenzioni per l’editoria a Bologna; in questa attività ha convogliato il suo lavoro di illustratore e copertinista.
Tra le sue pubblicazioni più recenti, Tomka, il gitano di Guernica, su testi di Massimo Carlotto, Un sogno turco, su testi di Giancarlo De Cataldo (entrambi editi da Rizzoli), Escobar scritto da Guido Piccoli (Oscar Ink).
È docente di disegno e fumetto e vincitore di numerosi premi in Italia, tra cui lo Yellow Kid, il Bonaventura e l’Attilio Micheluzzi come miglior disegnatore italiano.

ARFieri! Ci vediamo al Festival! (e forse anche prima, chissà…) 😉